VII Convegno- UNA RISATA CI EDUCHERÀ!

imageVII INCONTRO NAZIONALE
Rete di Cooperazione educativa - C'è speranza se accade@

BARI PALESE (BA) Sabato 21 - Domenica 22 Ottobre 2017

UNA RISATA CI EDUCHERÀ!
due giorni e oltre per incontrarsi, discutere, confrontarsi, scambiare esperienze, condividere passioni e insieme costruire con gioia la vita educativa.

Titolo della proposta: “Caccole e puzzette. Le parole ‘proibite’ che fanno ridere”. Stanza 3 Lingua
Nomi dei relatori: Maura Tripi, Giuseppe Rizzuto, Matilde Bucca, Centro educativo interculturale “Casa-Officina” - Palermo
Contatto dei relatori per eventuali richieste/precisazioni/passaggio di esperienze: officreaintercultura@gmail.com
Obiettivo/finalità formative proposte nella propria Stanza:
La finalità principale è stata quella di riflettere sul lessico relativo alle parole considerate proibite, che destano ilarità ai bambini e vergogna o disgusto agli adulti, e sui possibili comportamenti che gli educatori possono adottare per veicolare i significati e l’uso di tali parole, senza adottare reazioni denigratorie o mortificanti nei confronti dei più piccoli.
Modalità :
• Seduti in cerchio, abbiamo dato inizio prima alle presentazioni – chi siamo e di cosa ci occupiamo – poi introdotto l’argomento del laboratorio attraverso una filastrocca e un breve racconto;
• Abbiamo dunque lavorato sui significati di alcune parole considerate proibite, quelle parole rispetto alle quali si reagisce di solito con un categorico “non si dice!”, le parole che per gli adulti sono fastidiose e imbarazzanti mentre per i bambini provocatorie ed esilaranti, e sull’immensa ricchezza cui possiamo ricorrere nella lingua italiana per spiegare, divertendoci della nostra vergogna, anche parole d’uso molto comune. Lo abbiamo fatto attraverso due giochi, quello dell’alieno e quello del dizionario al contrario, che sono risultati molto stimolanti e divertenti;
• Abbiamo ragionato, prima in piccoli gruppi e poi tutti insieme, su degli articoli di giornale riguardanti differenti situazioni di censura lessicale, prendendo atto del fatto che l’oggetto e il grado del proibito dipendono non soltanto dal diverso contesto culturale, ma anche, nell’ambito di una stessa cultura di riferimento, dalle età, dai sessi e dai generi, dai ruoli;
Alla fine i partecipanti hanno raccontato un loro inciampo relativo all'uso di parole e parolacce, affiggendo un titolo per il loro racconto su un cartellone e condividendo cosa avrebbero portato a casa dell’esperienza vissuta insieme.
Come l’esperienza può contribuire al percorso didattico e come può essere riproposta ai bambini nell’ambito scolastico.
L’attività contribuisce innanzitutto nel percorso di autoapprendimento e di consapevolezza di insegnanti ed educatori nei confronti dei loro comportamenti e degli schemi culturali adottati, nonché delle possibili modifiche a reazioni e strategie educative.
Inoltre, in seguito al Convegno, è stata inviata ai partecipanti una lista di albi illustrati che affrontano temi simili, destinati alla lettura con i più piccoli e che possono ispirare attività educative sul tema.
Come può implementare altre esperienze/approfondimenti e quali. 
E’ possibile, a partire da questa singola esperienza, ragionare in modo più approfondito su possibili strategie da utilizzare in ambito scolastico per saper gestire l’uso delle parole, tra cui le parolacce, anche con adolescenti.
Ciò su cui inoltre è fondamentale lavorare, in quanto educatori, è la messa in discussione e la rinnovata consapevolezza dei propri codici e schemi culturali, e dei comportamenti conseguenti, che non sono necessariamente in linea con le chiavi di lettura del mondo che hanno i bambini (rispetto agli adulti) o gli stranieri (rispetto agli italiani): il confronto interculturale è la base per una riflessione educativa fondata sull’ascolto attivo, l’accoglienza, la cooperazione.

 

 

 

Bike sharing (1)

Titolo della proposta: “Bike sharing”  Stanza 4 Gioco

Nome dei relatori: Fabiana Brunetti, Marilena Giuliacci, Claudio Montrone, Mauro Turrisi.

Contatto dei relatori per eventuali richieste/precisazioni/passaggio di esperienze:

segreteria@cemeataranto.it

Obiettivo/finalità formative proposte nella propria Stanza:

Il laboratorio proposto è stato progettato, a partire dal titolo, per riflettere sul potere e le potenzialità della condivisione delle competenze (sharing) e delle conoscenze del singolo all’interno del gruppo di apprendimento, sia questo formale o informale. La consapevolezza di essere portatori di competenze seppur differenti rende il gruppo potenzialmente in grado di amplificare le possibilità che tutti abbiano spazi di crescita individuali.

Modalità:

Il gruppo composto da 14 persone ha partecipato a due delle tre attività previste. I tempi di lavoro non hanno permesso di proporre tutte le attività previste da programma. Nel primo laboratorio sono stati realizzati con la carta due diversi oggetti. I due gruppi hanno potuto vivere due esperienza differenti che hanno poi condiviso nella seconda parte del laboratorio. “Mo ti pesco” è un’attività in cui i due gruppi vengono condotti attraverso due diversi percorsi: uno narrativo, di racconto di storie e di esperienza personali, che realizza delle barchette di carta e l’altro con un lavoro più percettivo e di scoperta dei materiali, che realizza delle canne da pesca; canne da pesca e barchette, opportunamente realizzate saranno i due differenti oggetti di carta che il gruppo metterà a disposizione per poter giocare insieme. Ad ognuno dei partecipanti viene richiesto di realizzare due oggetti. Solo in un secondo tempo quando si gioca tutti insieme si riflette sul fatto che l’aver costruito due oggetti permetterà di poter condividere lo stesso gioco. Vengono condivise le diverse esperienze fatte, le sensazioni ed i vissuti in uno spazio di messa a disposizione dell’altro tanto l’esperienza pratica quanto quella emotiva.

“Me le gioco” è invece un’esperienza di costruzione di un gioco di narrazione in cui i partecipanti mettono a disposizione della propria squadra le loro competenze per risolvere superare delle prove e quindi vincere il gioco. I momenti in cui è diviso il laboratorio prevedono un momento più introspettivo la cui consegna porta i partecipanti a riflettere su quali siano le loro competente da poter mettere a disposizione del gruppo. Ed un secondo momento in cui si sviluppa il gioco una volta suddivisi in squadre.

I materiali utilizzati sono in parte già strutturati (in questo caso) ma potrebbero, avendo più tempo a disposizione, essere interamente realizzati durante il laboratorio.

Le due squadre “pescano” da un mazzo di carte lo scenario in cui dovranno far superare delle prove ai loro avversari. Le prove potranno essere superate utilizzando le “competenze” dei diversi giocatori. Le competenze di ogni giocatore saranno 6 ma sarà un dado, lanciato prima di prendere la carta scenario a determinare quante carte possono essere usate in ogni turno di gioco. L’esperienza così immaginata ha la finalità di aiutare a riflettere sulle competenze di ognuno, sulle specifiche caratteristiche, sulle similitudini e le peculiarità che caratterizzano gli individui. Da dove originano e come poterle spendere, sia in una situazione immaginata ed immaginaria che nella realtà.

Come l’esperienza può contribuire al percorso didattico e come può essere riproposta ai bambini nell’ambito scolastico.

Entrambi i laboratori sono pensati per essere delle attività da realizzare con i bambini ed i ragazzi. Le modalità di proposta ovviamente andranno a produrre differenti e possibili percorsi di approfondimento.

Il lavoro è pensato per dare al gruppo la possibilità di percepirsi come risorsa, nelle differenze individuali e nelle molteplicità, la carta vincente è l’aspetto inclusivo della proposta, la co-costruzione degli scenari di gioco e di apprendimento.

Queste tipologie di attività hanno spazio sia nella programmazione curricolare che negli momenti di ricreazione e di defaticamento.

Concentrazione, riflessione su di sé, lavoro individuale ed in piccolo e grande gruppo. L’uso di materiali, tecniche, strumenti, di un pensiero ecologico (il materiale del primo laboratorio è di riciclo). La possibilità di contribuire all’obiettivo comune sono i nuclei attorno a cui di sviluppano le proposte.

Come può implementare altre esperienze/approfondimenti e quali. 

Entrambe le proposte possono essere spunto per molteplici approfondimenti. Di seguito alcuni possibili esempi.

Rispetto al primo laboratorio:

  • contenuti narrativi (la storia/le storie della barchetta, il viaggio, le possibili mete);
  • contenuti espressivi (la decorazione, la rappresentazione, l’up-grade: da barchetta a veliero);
  • contenuti didattici (ad esempio forme ed elementi di geometria piana)
  • aspetti relazionali (la cooperazione, la condivisione di materiali e step di lavoro, il tutoring).

Rispetto al secondo laboratorio:

  • riflessione su di sé, sulle proprie competenze e metacompetenze;
  • problem-solving rispetto ai contesti ed agli scenari, lavoro di gruppo;
  • competenze strategiche, gestione delle conflittualità;
  • approfondimenti didattici rispetto alla costruzione degli scenari (geografia, scienze, tecnologia, immagine).

 

 

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Titolo della proposta: Lo spirito profondo della risata attraverso il Teatro. Stanza 12 Teatro

Nome del relatore: Stornaiuolo Antonio

Contatto dei relatori per eventuali richieste/precisazioni/passaggio di esperienze:

astornaiuolo@virgilio.it

Obiettivo/finalità formative proposte nella propria Stanza:

Il teatro come strumento formativo ed educativo, che prende vita attraverso il corpo. Attraverso la risata incondizionata e spontanea: stimolare lo spirito giocoso presente in ogni persona per incitare la positività.

 Modalità:

 Dopo un breve momento teorico durante il quale abbiamo affrontato il concetto di teatro come strumento educativo e formativo,  abbiamo sperimentato gli aspetti pratici del teatro. Il primo linguaggio è stato il corpo, strumento di comunicazione delle emozioni. Le parole sono sempre accompagnate da una gestualità più o meno accentuata, da posture particolari, da un ritaglio simbolico dello spazio della conversazione, da un uso modulato della voce, quindi i partecipanti sono stati invitati a relazionarsi attivando tutti gli strumenti possibili. La voce, la mimica facciale, lo sguardo, i gesti, la postura, la distanza fisica ecc., hanno manifestato una data esperienza emotiva congiuntamente con gli aspetti linguistici in funzione del  contesto di interazione. Dopo una adeguata conoscenza dei partecipanti e abbattute le barriere emotive, i partecipanti sono stati coinvolti in un processo di interazione attraverso le emozioni, in particolare la gioia, quindi il significato della risata. Prima abbiamo sperimentato la risata incondizionata, quella spontanea, partendo dai diversi tipi di risata cambiando le vocali. Abbiamo fatto una analisi della energia che si consuma per ridere, del fiato da recuperare, dei muscoli che si contraggono. Dopo una ulteriore analisi del senso e del significato di giocosità del bambino interiore, la risata è diventata praticamente spontanea, dando vita così ad una atmosfera di gioia.

 Come l’esperienza può contribuire al percorso didattico e come può essere riproposta ai bambini nell’ambito scolastico.

L’esperienza può contribuire a prendere maggiore consapevolezza dei nostri strumenti. Il corpo, nonché la voce, sono dei veri e propri canali di comunicazione. L’incontro ha permesso di sperimentare (e sperimentarsi) il gioco teatrale prendendo, però, in considerazione non tanto l’aspetto artistico della recitazione, quanto l’efficacia di un percorso teatrale pedagogico, sperimentando i seguenti punti:

Favorire l’espressione individuale e di gruppo;

Conoscere meglio se stessi;

Stimolare la creatività;

Facilitare  i rapporti interpersonali

Sviluppare un clima di gruppo favorevole;

La risata condizionata e incondizionata, inoltre, potrebbe diventare una abitudine preziosa. Ridere significa far parlare l’anima e suggerisce l’opportunità che un clima gioioso permette di apprendere meglio, allena la nostra parte emotiva, crea squadra e complicità.

 Come può implementare altre esperienze/approfondimenti e quali.

 Sarebbe utile per gli educatori e gli insegnanti approfondire maggiormente il concetto di teatro pedagogico, una fetta didattica e formativa ormai sulla cresta dell’onda, ma che senza una adeguata preparazione, diventerebbe davvero complicato attivare percorsi per bambini e ragazzi. Un laboratorio teatrale, condotto da un pedagogista esperto, sarebbe l’ideale per interiorizzare concetti teorici e soprattutto pratici da condividere con la classe. In realtà non basta inventarsi un titolo per coinvolgere i ragazzi in un'attività teatrale che sia supporto utile alla loro crescita culturale e civile. Il convegno ha sicuramente permesso una riflessione a riguardo, ma nulla vieterebbe di organizzare ulteriori incontri, weekend, al fine di sperimentare il teatro come piazza pedagogica.

 

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