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Uno sguardo “divertito” sul mondo.Stanza 11. Strumenti

Titolo della proposta:

Uno sguardo “divertito” sul mondo. Strumenti. Stanza 11.

Relatore:

Pino Marasco

Contatto dei relatori per eventuali richieste/precisazioni/passaggio di esperienze:

E-mail: pino.marasco@hotmail.it

Obiettivi:

Guardare il mondo con occhi diversi, “divertiti”.

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Modalità:

Nel mio intervento ho presentato due strumenti che ci aiutano a guardare in modo “divertito” il mondo:

  • Favole sibarite
  • Animalegni

Obiettivo del progetto Favole sibarite.

Può una storiella che solleva risate prevenire ancora comportamenti litigiosi e conflittualità relazionali come avveniva nei banchetti della Magna Grecia?

Immagine9Finalità formative di Animalegni.

Passeggiare nella realtà per trasformare lo sguardo, prevalentemente ricettivo, in uno sguardo investigativo, attento ai dettagli, ai particolari. Imparare ad usare gli occhi non solo per vedere, ma per far vedere.

Esposizione sintetica del lavoro di ricerca inter istituzionale su “Favole sibarite”

Nella più famosa città della Magna Grecia, Sibari, nacquero e si diffusero questi racconti fantastici che si distinguono dalle altre favole per la loro originalità e che, per alcuni versi, anticipano le scoperte sul valore della risata, fatte nell’età moderna.

Le favole sibarite erano brevissime storielle destinate

non ad ammonire (monēre),

ma a sollevare risate (risum movēre)

Volgere gli animi al buonumore era un modo per prevenire alcuni comportamenti litigiosi che potevano insorgere a tavola tra i commensali che avevano esagerato nel bere.

Una delle testimonianze più significative è riportata da Aristofane nella commedia Le vespe.

Il progetto quindi oltre a recuperare dei testi comici del passato remoto, ha cercato di capirne la funzione che era quella di educare a governare delle conflittualità relazionali utilizzando una comunicazione che io chiamo “divertita” che distrae l’animo da reazioni istintive e lo spinge verso la risata.

Penso che oggi abbiamo bisogno, più che mai, di questo strumento perché la scuola, in particolare quella del sud, è un luogo dove «lo stare insieme ha dentro la tempesta». Tante sono le perturbazioni anche violente che l’attraversano.

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ANIMALEGNI: l’esperienza, il libro.

Animalegni sono legnetti, alla prima occhiata, insignificanti, ma che possono diventare seducenti e affascinanti come una tentazione.

Li trovo prevalentemente sulla spiaggia, dove la sabbia beve avidamente e poi, come un setaccio, lascia questi pezzetti di legno in superficie.

Sono fragili, «stanchi», «fiaccati» dal lavorio a cui li ha sottoposti il mare per questo raccoglierli deve essere un atto gentile, delicato, come quello di una mano che accarezza.

Camminando sulla battigia succede che incontro legnetti straordinariamente somiglianti ad animali veri o fantastici. Altre volte trovo pezzetti di legno “non finiti”, con una tale forza espressiva che va al di là della verosimiglianza.

E, in quel momento, la spiaggia diventa un laboratorio a cielo aperto. Un laboratorio che invita a vivere nel palcoscenico della natura e a dare nuova vita a questi piccolissimi pezzi della realtà.

Il mio palcoscenico è la spiaggia di Schiavonea, nell’Alto Ionio, dove, all’alba, le dune sembrano culle dove madre-terra alleva il sole per fargli compiere il giro del giorno.

Cercando Animalegni ho capito che l’occhio è un organo che cammina; passeggia nella realtà, e impara a guardare il mondo, le cose in modo investigativo, attento ai dettagli, ai particolari. Dopo innumerevoli passeggiate ho acquisito l’abilità del Saper guardare e oggi posso dire che non ho solo occhi che vedono, ho occhi che fanno vedere.

Ma cos’è un Animalegno? E un’idea scritta con elementi vegetali che genera una nuova vita fantastica nel regno animale. Con Animalegni abbatto la barriera che divide la Realtà dalla Fantasia e posso dire, come Ovidio nelle Metamorfosi che un Dio può diventare Toro e che una Fanciulla può diventare una pianta di Lauro.

Ogni legnetto poi mi trascina nella regno delle apparenze, e mi ritrovo ad inseguire la luce che disegna somiglianze. Sembrano piccole fessure aperte sul muro del reale, attraverso le quali puoi intravedere un altro mondo. Lo diceva bene Alberto Giacometti quando parlava della potenza beffarda dell’arte, che scava nuove porzioni di mondo dentro il mondo stesso.

La mia porzione di mondo è una sorta di Bestiario vegetale.

Attraverso l’attività di Cercatore di Animalegni sono convinto che ci appropriamo anche di quella che un tempo era l’abilità dei profeti e dei veggenti perché impariamo a cogliere in anticipo le possibili trasformazioni di questi pezzetti di realtà.

Con le foto infine, gli Animalegni si rivestono di un involucro luminoso che, in qualche modo, li trasfigura, li rende personaggi unici e irripetibili che, a volte, lasciano trasparire aspetti del loro carattere e succede che li porti con te, che rimangono a lungo nella tua testa, in qualche modo li addomestichi, diventano i tuoi Animalegni. Si, perché le foto anche quando le rivedi, come capita con persone conosciute, diventano silenzi eloquenti che generano ricordi e producono altre storie. Sono immagini che ti nutrono, ti saziano e questo senso di “pienezza” inarca, curva le tue labbra in un sorriso e ti dà uno stato di benessere, anche se temporaneo.

Come l’esperienza può contribuire al percorso didattico e come può essere riproposta ai bambini nell’ambito scolastico:

Diventare “Cercatori di Animalegni”: laboratorio di ricerca visiva e fotografia

Premessa

Sono tanti, forse troppi gli stimoli visivi ai quali siamo sottoposti quotidianamente e l’occhio si adatta ad una funzione prevalentemente ricettiva, passiva. Allora, forse dobbiamo imparare a vedere come si impara a parlare. Forse abbiamo bisogno di una pedagogia dell’immaginazione, come diceva Calvino nell’85, per evitare il pericolo di perdere una delle facoltà umane più importanti, quella di avere visioni ad occhi chiusi.

Obiettivi

Diventare “Cercatore di Animalegni” in quattro tappe, acquisendo

  1. L’abilità visiva del cercare come quella di un investigatore che osserva in modo minuzioso, accurato
  2. L’abilità di prevedere quello che una cosa può diventare
  3. L’abilità di rivestire i legnetti di un “involucro luminoso” che li trasfigura e ne mostra aspetti nuovi e inaspettati
  4. L’abilità di diventare protagonista di un altro modo di raccontare la realtà.

Attività (obiettivo 1)

  • Prove di discriminazione della forma
  • Esercitazioni sull’acutezza visiva
  • Esplorazione di contorni continui e frammentari che disegnano profili

Attività (obiettivo 2)

  • Passeggiate con gli occhi nel palcoscenico della natura (spiaggia, greto dei fiumi, boschi)
  • Esercitazioni volte a cogliere in anticipo le possibili trasformazioni di questi pezzetti di realtà
  • Esperienze pratico manuali sull’occhio “soglia” della pigna che si riaffaccia al mondo

Attività (obiettivo 3)

  • Fotografare Animalegni provando il tipo di inquadratura, l’illuminazione, gli scenari possibili.

Attività (obiettivo 4)

  • Dare agli Animalegni un nome, scoprire aspetti del loro carattere e far nascere una nuova vita fantastica

Come può implementare altre esperienze/approfondimenti e quali.

  • BESTIARIO VEGETALE – Mostra fotografica
  • Esposizione degli Animalegni come momento di condivisione del bottino dei legnetti trovati.
  • Campionario di personaggi e luoghi fantastici
  • Prove di narrazione visiva di alcune problematiche della realtà