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Perchè è nata la rete

Perchè è nata la rete

Essere esploratori, pionieri: non guardiani (Interstellar, Usa, 2014, regìa: Christopher Nolan)

La Rete di Cooperazione Educativa – C’è speranza se accade @ comincia a nascere, come idea, nei primi mesi del 2011.

Donne e uomini di diversa provenienza e attività (insegnanti, babbi, educatrici, mamme etc.) cominciarono ad interrogarsi, avendo come riferimento la vita e l’azione di maestri come don Lorenzo Milani, Mario Lodi, Gianfranco Zavalloni, sullo stato della educazione e della scuola in Italia.

Ci faceva riflettere il fatto di conoscere moltissime persone di grande valore, che sembravano avere in comune due elementi di difficoltà:

  1. Una visibilità scarsa, per non dir inesistente. (Secondo le regole dell’informazione per le quali la notizia cattiva scaccia quella buona, l’insegnante che fa bene il suo mestiere quasi mai finisce in prima pagina, mentre chi non ha amore per la professione o, peggio, maltratta i bambini è certo di avere l’onore della presenza mediatica).
  2. Una insufficiente comunicazione e conoscenza reciproca: anche a distanza di pochi chilometri, magari, attività e esperienze di valore non trovano sempre notizia le une delle altre.

Era quindi necessario cominciare a costruire una rete, cioè un intreccio di punti diversi che comunicassero fra loro senza un centro a cui far riferimento di necessità e d’obbligo.

Era importante che questa rete sapesse di avere una vocazione educativa, coinvolgendo tutti quei soggetti (genitori; insegnanti; operatori sociali etc.) che sentono la responsabilità e il compito di trasmettere non solo nozioni, ma anche stili di vita, forme di pensiero, costumi e senso comune.

Era fondamentale che il lavoro, i rapporti fra le persone, l’organizzazione dei mezzi e la definizione dei fini fossero improntati a uno spirito di cooperazione, persino antagonista rispetto all’enfasi che viene oggi posta sulla competizione e sul “merito”, inteso come formalizzazione e cristallizzazione delle differenze che separano gli individui.

Era essenziale che venisse riaffermato un principio di speranza, contro il cinismo e il disincanto che troppe volte sembrano sovrastarci e aver la meglio: cioè la convinzione e la volontà al tempo stesso che altri modi di vivere e di educare, alternativi all’homo homini lupus, siano possibili. Una speranza che c’è – che è già in atto, non più solo in potenza – nella elaborazione teorica e nell’azione pratica di migliaia di insegnanti, genitori, educatori che lavorano quotidianamente in Italia, perché abbiamo visto che accade a Saint Pierre in val d’Aosta come ad Andria in Puglia, a Palermo come nel Tigullio, a Badia Calavena, in provincia di Verona, come in mille altri luoghi.

Da poche settimane era uscito il bellissimo libro Mario Lodi maestro, curato da Carla Ida Salviati per Giunti, che sarebbe stato presentato nel maggio di quell’anno alla Casa delle Arti e del Gioco di Drizzona e che portava al suo interno una parte antologica di C’è speranza se accade al Vho, che Mario pubblicò per le edizioni Avanti!, nel 1963 e poi da Einaudi nel 1972.

In un incontro preliminare che si tenne a Verona nell’aprile 2011 e poi in quello che fu il primo incontro nazionale, a Soave, il 2 ottobre, il nome del progetto arrivò di logica conseguenza: Rete di Cooperazione Educativa – C’è speranza se accade @.

All’ottobre 2011 sono seguiti tre incontri nazionali: Il tempo dell’educazione (Sestri Levante, 20-21 ottobre 2012); I passi dell’educazione (Cadoneghe-Vigodarzere, 12-13 ottobre 2013); Lo spazio dell’educazione (Santarcangelo di Romagna-San Mauro Pascoli, 18-19 ottobre 2014).

Oggi la Rete è un’associazione culturale, che conta iscritti e partecipanti in ogni parte d’Italia.

Organizza l’incontro nazionale di ottobre, incontri di formazione su temi specifici, documentazione e scambio di esperienze e di buone pratiche, momenti di riflessione e approfondimento.

Carlo RIDOLFI