Skip to main content

Parole in caso di diluvio. Il vocabolario dell’arca

Si chiama “Il vocabolario dell’arca” e prevede incontri nei quali una “staffetta della parola” prenderà in esame e approfondirà un singolo lemma, ma anche la pubblicazione dei Quaderni del Vocabolario dell’arca (grazie ad AnimaMundi ed.), che tradurranno in testo scritto le riflessioni proposte negli incontri pubblici. È un’iniziativa della Rete di cooperazione educativa, aperta al contributo di tanti, per i prossimi tre anni

****

PAROLE IN CASO DI DILUVIO. IL VOCABOLARIO DELL’ARCA

Non è ancora chiaro a tutti, ma forse – a causa di un microrganismo che ha forza pervasiva, devastante e planetaria – sta aumentando, insieme all’ansia, alla paura, al disagio, anche la consapevolezza che ci unisce un destino comune, al quale nessuno si può sottrarre. C’è bisogno di parole per resistere, che siano di sostanza e di forza, di accoglienza e di consolazione.

In questi giorni difficili a me ne risuonano due, che provengono da tradizioni e lingue altre dall’italiano, ma che, forse, possono aiutarci ad indicare una delle possibili strade di resistenza.

La prima è una parola russa, di fortissima connotazione spirituale e religiosa, ma che in queste condizioni straordinarie può essere di un qualche ausilio anche in senso più generale.

Pustynya пустыня

Pustynya пустыня significa alla lettera “deserto”. Nella tradizione russa e della Chiesa ortodossa si riferisce a una scelta molto radicale di vocazione al silenzio e alla meditazione. Il pustinik è colui (o colei) che abbandona tutto e va alla ricerca di un luogo in cui entrare in comunione con Dio. Più in generale, la pustinia è un luogo anche fisico, una casa, o una stanza dentro la propria casa, dedicato alla riflessione, alla preghiera, allo studio della Sacra Scrittura e all’accoglienza di altri che ne vogliano condividere la dimensione.

In Occidente, più in particolare negli Stati Uniti, la pustinia è stata conosciuta grazie alla vita e all’opera di Catherine de Hueck Doherty1, nata in Russia nel 1896 e rifugiatasi in Canada dopo la rivoluzione del 1917, che fondò nel 1947 a Combermere, villaggio nell’Ontario a nord di Toronto, una comunità di accoglienza denominata Madonna House.

La fede è dimensione talmente personale, delicata e misteriosa che non può, per fortuna, essere imposta con la forza. Verrebbe da parafrasare Daniel Pennac e affermare che “il verbo credere, come il verbo leggere e il verbo amare, non può reggere l’imperativo”. Si può costringere a far finta di leggere, a far finta di amare, a far finta di credere, ma nel profondo dell’animo umano c’è un luogo in cui nessuna forza o violenza riesce a far breccia (“Puoi dirmi cosa fare, non cosa pensare”, è una delle più belle e intense frasi di dialogo di un capolavoro assoluto della storia del cinema come Il fiume rosso2).

È forse possibile, tuttavia, pensare a una pustinia interiore e non necessariamente confessionale. Un luogo – anche come spazio fisico, là dove sia possibile: un angolo piccolo e dedicato della nostra abitazione – nel quale riservare qualche momento delle nostre giornate, oggi forzatamente casalinghe, per il silenzio, la riflessione, anche il confronto con altri su temi di interesse comune.

Qualcuno di noi forse in questi giorni sta riprendendo a cucinare o a farsi il pane in casa. Il pane non regge l’imperativo della fretta, ha bisogno di adeguati tempi di preparazione, impasto, lievitazione e cottura.

Il deserto imposto dall’emergenza sanitaria alle strade, alle piazze, alle città, può essere ribaltato in una immagine speculare ma più densa di significati positivi, se considerato, come la pustinia, un luogo di pensiero, scoperta, forse persino rivelazione.

Querencia

La seconda è una parola in castigliano Querencia.

Ha significato generale di “amare, voler bene”. In senso figurato vuol dire “luogo in cui ci si sente sicuri”. Più propriamente, nella tradizione spagnola, si riferisce alla corrida e indica il luogo dell’arena nel quale il toro si sente più forte3.

Forse qualcuno la indicherebbe col termine più in voga di comfort zone, ma ci sono parole (ad esempio, “resilienza”, sulla quale sarà necessario prima o poi approfondire la riflessione) che rischiano di logorarsi per un uso troppo disinvolto e generalizzato (parole o frasi. Sono il pret-à-porter concettuale al quale ricorriamo, troppo spesso, per dichiarare princìpi talmente universalistici e generici da aver ormai quasi del tutto disinnescato qualsiasi potenzialità di significato che si possa tradurre in azione generativa4).

Eppure ciascuno di noi ha bisogno come l’aria di una sua querencia, di un posto e un momento nel quale – ritrovando il deposito di affetti, ricordi, sapori, letture, ascolti, visioni e così via – sentirsi al sicuro e dal quale attingere forza per riprendere ad abitare il mondo.

Pustinia e Querencia saranno, in un tempo futuro al momento non determinato, due delle parole che inseriremo nel Vocabolario dell’arca. Parole in caso di diluvio, che è uno dei progetti di C’è speranza se accade @ – Rete di Cooperazione Educativa, per il triennio 2019-2021.

Incontri e pubblicazioni

Il Vocabolario si realizzerà sia con una serie di incontri pubblici nei quali una “staffetta della parola” prenderà in esame e approfondirà un singolo lemma, sia con la pubblicazione dei “Quaderni del Vocabolario dell’arca”, che tradurranno in testo scritto le riflessioni proposte negli incontri pubblici. Il Vocabolario entrerà a far parte della collana Piccole gigantesche cose della casa editrice Anima Mundi di Otranto, con la pubblicazione, prevista per l’anno in corso, dei primi tre titoli, curati da Sonia Coluccelli, Chiara Della Libera, Michela Fregona.

Nei prossimi mesi partiremo con le parole Resistenza (a cura di Massimo Aspesani e Milly Paparella, referenti per la Rete in Lombardia); Conoscenza (a cura di Chiara Della Libera, ricercatrice all’Univesità di Verona); Riscossa (a cura di Michela Fregona, insegnante e scrittrice). Altre ne seguiranno e – questo è un invito a partecipare e collaborare – chiediamo a chi può essere interessato di indicarci, scrivendo a sequestoaccade@gmail.com o anche attraverso Comune-info, quale parola inserirebbe nel Vocabolario.

Le due indicazioni di massima che vorremmo dare (comunque non vincolanti) sono che se possibile si indichino sostantivi e con connotazione positiva.

Come si direbbe in questi giorni: stiamo a casa e pensiamoci.

****

1 Si veda il fondamentale: Catherine de Hueck Doherty: Pustinia. Le comunità del deserto per il mondo globale. Jaca Book Editore. Milano, 2019.

2 Il fiume rosso (Red River). Usa, 1948. Regìa: Howard Hawks. Sceneggiatura: Borden Chase e Charles Schnee. La frase citata viene pronunciata dal personaggio di Matt Garth (Montgomery Clift) all’indirizzo del suo mentore Thomas Dunson (John Wayne).

3 Cfr.: Ernest Hemingway: Morte nel pomeriggio. (traduzione di Fernanda Pivano). Einaudi. Torino, 1947.

4 Un paio di esempi? “L’essenziale è invisibile agli occhi”, famosissima citazione da un romanzo (a mio parere sopravvalutato) come Il piccolo principe, tra l’altro a torto spesso considerato un libro per bambini. Oppure: “La bellezza salverà il mondo”, estrapolata da un capolavoro come L’idiota e usata ormai anche dal più impreparato degli assessori alla cultura per giustificare fiumi di denaro pubblico spesi per ospitate di compagnie di giro, più o meno sempre uguali, di intellettuali, scrittori, artisti noti soprattutto per la quantità di ore di presenza televisiva.

****

[L’llustrazione in alto è di Fuad Aziz, pittore, scultore e illustratore di straordinari libri per bambini. Fuad, di origine curda, ha partecipato all’incontro nazionale della Rete di Cooperazione Educativa nell’ottobre 2019 a Macerata]