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Mario Ballotta: matematica “ad personam”.

Dà 10 in matematica a tutta la classe

“Premio l’impegno”

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La politica del prof. Ballotta alle medie di S.Pietro di Feletto

“Sono un motivatore: imparare non è solo far di conto”.

 

Non chiamatelo “prof buonista”. Sì, è vero, la quasi totalità dei suoi ragazzi ha 10 in matematica, le verifiche in classe sono “ad personam”, ossia secondo le capacità di ogni ragazzo, e a volte sono gli alunni ad assegnare a lui i compiti per casa.

Ma qui non si parla di metodo sessantottino o di voti regalati.

Il metodo di Mario Ballotta, 61enne insegnante di matematica alle scuole medie di Rua di Feletto, è stato affinato in trent’anni di esperienza:

“Mi ispiro a Maria Montessori. E spiego che la matematica non è solo l’aritmetica”, dice il prof. E loro, gli alunni, ringraziano.

E quanto arrivano alle superiori, in matematica hanno in media un punto più degli altri.

Il professor Ballotta è soprattutto un motivatore, un Mourinho dell’istruzione pubblica.

Agli scrutini di giugno, 28 suoi alunni su 29 hanno 10 in pagella.

La ventinovesima si era ritirata.

Sono tutti dei geni?

“Ovviamente no, ma tutti hanno dato il massimo per raggiungere il loro personale apice, non quello che gli imponiamo dall’alto. Se un ragazzo a livello del mare raggiunge i mille metri, e un altro a mille metri raggiunge i duemila, non hanno forse compiuto il medesimo sforzo? Perché premiare solo chi ha raggiunto una vetta alta, e non anche chi si è prodigato per innalzare la sua posizione?”.

Bello, democratico, illuminante.

Ma come si realizza, a livello pratico?

“Con compiti per casa differenziati, secondo le capacità di ciascuno. Non punisco l’errore, premio chi si è migliorato da un mese all’altro, da una settimana all’altra. Do un voto a chi mi porta i compiti fatti spontaneamente. Le verifiche in classe? La consegna è: scrivimi quello che sai. Il tempo è illimitato”.

E poi ci sono i compiti assegnati dagli alunni al professore:

“Mi portano indovinelli e cruciverba, problemi e temi da fare, persino disegni da colorare. E’ uno scambio quotidiano di conoscenza, io voglio uscire all’una avendo imparato qualcosa. La matematica non è solo aritmetica, la cerco nella realtà di tutti i giorni”.

Ecco perché, a volte, un compito di matematica può essere anche… un tema.

Ma il professo Ballotta è sempre stato così?

“No, all’inizio ero tradizionale, ma vedevo che non tutti miglioravano. Ci ho lavorato trent’anni per mettere in pratica questo metodo e funziona”.

Oggi l’insegnamento “ad personam” gli costa parecchie ore di straordinari, a casa.

“E’ una strada che ho intrapreso alcuni anni fa. Ogni ragazzo doveva seguire un proprio percorso, proprio perché il suo livello di partenza era diverso da quello del compagno. Dell’insegnamento differenziato mi avevano parlato nei corsi seguiti per il concorso, ma davanti alla classe mi chiedevo: E come faccio? L’insegnamento differenziato in matematica si può fare, ma a casa, con compiti per casa differenziati. E quindi anche la verifica in classe diventa aperta: Esponi le tue conoscenze. Ogni alunno è unico”.

Il professore “ad personam” piace anche agli addetti ai lavori.

Il preside approva. Emilio Corradini, psicopedagogista e docente universitario, lo appoggia, definendolo illuminato.

Gli alunni, semplicemente, lo adorano: “Questi sono i miei ultimi compiti”, gli ha scritto Veronica, IC, “la ringrazio per tutto quello che mi ha insegnato. Ho imparato molto, un grazie a lei e a tutti i professori”.

 

Andrea De Polo

La Tribuna di Treviso

20 giugno 2015