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La gioia della ricerca. Stanza 6 Arte

Titolo della proposta:

La gioia della ricerca

Nome del relatore:IMG-20171026-WA0011

Emanuela Bussolati

Contatto del relatore per eventuali richieste/precisazioni/passaggio di esperienze:

e.bussolati@gmail.com

Obiettivo/finalità formative proposte nella propria Stanza

Nel condividere un laboratorio, l’obiettivo più importante è rendere possibile l’adattamento o la reinvenzione dei contenuti a seconda della situazione che si avrà nel gruppo dei bambini in classe o in altri momenti. Per poter ottenere questo e non una ricettina da applicare pari pari con inevitabili delusioni, è importante indagare sullo scopo reale del laboratorio medesimo e perseguire quello scopo con elasticità, creatività, invenzione.

È importante a mio parere –e questo vale per l’espressione artistica ma anche per qualsiasi altra materia curriculare- che tutti siano a proprio agio. Non prevedere giudizi ma accoglienza, osservazione, condivisione.

È fondamentale richiamare a se stessi, durante tutto il percorso la finalità di quella esperienza: il percorso stesso prima di tutto e tutti gli obiettivi secondari ma non per questo meno importanti: la valorizzazione delle personalità e delle capacità, l’affinamento dei gesti e dei gusti, la soddisfazione di un tempo passato a cercare il meglio.

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Modalità:

Il tema del convegno ci invitava a riflettere su quanto certe esperienze possano, debbano essere fonte di sollievo in un contesto che spesso non è di sollievo. E tuttavia quanto queste esperienze siano multidisciplinari: indagano scientificamente sulla materia, sulla distribuzione degli spazi, sui valori dei colori, sulla possibilità di collaborazione, sulla capacità organizzativa, sulla comunicazione verbale e non verbale.

Qualsiasi campo di indagine è collegato a tutti gli altri e quando si scopre questa cosa, la scuola diventa gioia pura.

Ho iniziato dunque l’incontro proiettando immagini di opere d’arte giocose, provocatorie, ironiche di moltissimi artisti di epoche molto diverse tra loro, a marcare come il gioco e la risata siano alimento dell’arte quanto il dolore o semplicemente tutti gli altri aspetti emotivi della vita.

Non solo i contemporanei, come Duchamp, Dalì, Magritte, Manzoni si sono espressi ridendo ma anche nel passato si può seguire questo sentiero lieve, nei quadri di Caravaggio, Bosh, Caroto…

Il laboratorio era necessariamente limitato nel tempo. Ho quindi deciso di proporre dei limiti: la forma quadrata, pochi colori solamente e poi uno solo, il bianco; nessun attrezzo, tranne la colla. Ognuno ha avuto una cornice quadrata nera, con la quale poteva decidere quale parte del proprio lavoro incorniciare.

I limiti di solito vengono vissuti come problema ma possono essere invece risorsa e stimolo. Se guardiamo ad ogni azione anche in forma di metafora, i limiti, anche i limiti personali, possono essere una ricchezza se vissuti con libertà, leggerezza sorridente e profondità. Si può riconoscere che la vita ha dei limiti: il tempo,la forza di gravità… che possono anche essere vantaggi. E, se ci pensiamo bene, i bambini percepiscono le metafore attraverso il fare.

Un’altra richiesta era la valorizzazione del proprio lavoro e delle proprie scelte. Già spostare una cornice su una superficie fa emergere “punti di vista” , equilibri, particolari che nell’insieme del lavoro su una superficie più grande non erano emersi. Si fa una scelta e imparare a scegliere, abbandonando stereotipi o formulazioni che si erano immaginate è una felice ginnastica mentale. La decisione di organizzare rapidamente una mostra di tutti i lavori, comporta accordi, progettualità, decisioni sul ritmo di “lettura” della mostra, distribuzione di spazi. Una serie quindi di attività non banali che generano confronto, “polis” e valorizzano tutte le capacità e tutti i ruoli.

La difficoltà è stata, per alcune partecipanti, uscire dall’idea cristallizzata della “consegna”. Bruno Munari ha sostenuto che le regole bisogna conoscerle alla perfezione, per poi romperle proponendo innovazioni e miglioramenti ma a scuola la regola viene prima di ogni altra cosa ed è quasi sempre rigida. In questo c’è qualche vantaggio pratico (ma poco spiegato) ma anche molti svantaggi e anche imparare a discriminare è una tappa formativa importante.

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La seconda difficoltà è stata separarsi dal proprio prodotto. È una cosa davvero difficile perché da una parte significa valorizzare il lavoro, dall’altra è un legame che non ha a che fare con l’autostima ma col possesso. Chi ha la serenità di saper fare non ha bisogno di tenere tutto. Può risperimentare le sue capacità in ogni momento.

Anche qui si impara a discriminare.

La mostra è stata accolta allegramente durante la restituzione.