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I VOLTI DEI PACIFICI

La Carovana dei pacifici, promossa dalla Rete di Cooperazione educativa, non smette di viaggiare. Pace, fratellanza/sorellanza, giustizia diventano per bambini e bambine volti da creare e riscoprire nella vita di ogni giorno. A Milazzo, la carovana ha coinvolto adulti e territori in modo splendido. Una conversazione con Giusi Caliri, maestra, a cura di Emanuela Marsura

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Da alcuni anni una strana carovana viaggia lungo la nostra penisola e per lontanissime terre. Non conosce confini, attraversa mari, visita paesi, isole, sospingendosi fino in Africa e America Latina. La Carovana dei Pacifici, progetto della Rete di Cooperazione Educativa nato da un’idea di Roberto Papetti, porta ovunque i valori della pace e fratellanza, e invita, bambini e adulti, ad attuarli con la parola e l’azione nella quotidianità delle relazioni in famiglia, a scuola, nel tempo libero.

Nell’anno scolastico 2018/2019, la Carovana è sbarcata in Sicilia, e indirizzata da Giusi Caliri, docente della Rete, ha raggiunto una scuola dell’infanzia dell’istituto comprensivo 2 di Milazzo. Assunto inizialmente da alunni e maestre della sezione, il progetto nell’anno ha coinvolto sezioni e famiglie del plesso, e realtà sociali ed educative del territorio.

Spiega la maestra Giusi: “A scuola, con la riflessione e il gioco, i bambini e le bambine apprendono, nel vivere ogni giorno insieme, l’importanza della condivisione, dell’aiuto reciproco, dell’ascolto attento, del rispetto della diversità. È nel fare quotidiano che i piccoli alunni trasformano pensieri e vissuti in gesti e atteggiamenti concreti, generativi di una buona relazione. Per questo la proposta è stata inserita nella programmazione della sezione e finalizzata, in particolare, allo sviluppo delle competenze sociali e civiche, un aiuto per il bambino a prendere coscienza della propria identità attraverso la relazione con i compagni e gli adulti”. Abbiamo rivolto alla maestra alcune domande.

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Giusi, perché la tappa dei Pacifici tra voi?

Ci è parso significativo accogliere la “Carovana dei Pacifici” perché pensiamo che la scuola, e in questo caso la sezione, possa essere un microcosmo nel quale i bambini e bambine sperimentano, giorno dopo giorno, cosa significa stare insieme agli altri e quindi realizzare una piccola comunità democratica.

Quale percorso avete ipotizzato?

Partendo dalla lettura di “Il libro della pace” di Todd Parr il team di sezione ha elaborato un progetto di minima che prevedeva tre percorsi centrati sulla relazione con i compagni, con bambini e adulti di culture diverse e con la natura. Tre volti dei Pacifici articolati così: I Pacifici gentili, con cui valorizzare la gentilezza per sollecitare un modo di essere in relazione empatico e disponibile; I Pacifici di tutti i colori, per promuovere l’incontro culturale e superare atteggiamenti di diffidenza e paura verso l’altro; I Pacifici Natura, infine, per sollecitare un rapporto positivo con la natura intesa come “riabitazione” dell’ambiente esterno alla scuola o meglio “aula didattica all’aperto”, in cui l’adulto offre stimoli e spunti didattici e il bambino motivato costruisce in modo personale le competenze. I tre aspetti su gentilezza, intercultura e natura ci permettono di sperimentare la relazione a 360 gradi.

Come è avvenuto il coinvolgimento di bambini e bambine?

Per quanto riguarda i Pacifici Gentili abbiamo cominciato a novembre, in occasione della giornata mondiale della Gentilezza, con la lettura dell’albo illustrato di Bob Graham “Come curare un’ala spezzata”, la storia di un bambino e di un colombo ferito. Nelle pagine grigie del libro spiccano Billy e la mamma, gli unici che si accorgono del colombo a terra e, a dispetto dell’indifferenza dei passanti, decidono di portarlo a casa. Da questo momento Billy e la sua famiglia si attivano affinché il colombo abbia le cure necessarie per rimettersi in forma. Cibo, un “nido” caldo e soprattutto l’affetto e la tenerezza di Billy consentono al colombo di riprendere a volare. Successivamente sono stati proposti giochi di ruolo in cui le maestre interpretavano azioni gentili e non e i bambini dovevano individuare il comportamento appropriato; oppure identificare la parola gentile da associare in una conversazione mirata.

I Pacifici di Tutti i Colori compaiono, di seguito, come assunzione e sviluppo degli input emersi nel percorso interculturale, condotto dagli operatori de “L’uomo nero racconta”, che ha coinvolto le quattro sezioni della scuola dell’infanzia. Nell’iter progettuale in sezione, rappresentanti di paesi africani hanno fatto conoscere ai bambini un mondo diverso attraverso la fiaba, ma soprattutto con l’instaurarsi di una relazione interpersonale diretta e spontanea. Un’esperienza fortemente significativa a livello educativo, poiché l’incontro con l’altro non può avvenire solo mediante la lettura di un testo, la memorizzazione di una filastrocca o di una poesia, ma ha bisogno della relazione dal vivo. Il bambino e la bambina, così come l’adulto, prendono consapevolezza che l’altro può essere anche quello che ti sta accanto, che non solo può avere il colore della pelle differente, ma anche caratteristiche fisiche, modi di pensare e di fare diversi.

Proseguendo nella riflessione, abbiamo proposto “L’altalena”, la canzone composta da un maestro che allude all’esperienza in un parco giochi di Trento, in cui bambini di cultura diversa erano visti con diffidenza perché salendo sulle altalene occupavano il posto di bambini italiani. Ciascun alunno ha poi costruito un Pacifico libero di dondolare sull’altalena e vi ha abbinato la frase che parlava di accoglienza e amicizia, alternativa alle frasi ostili e di chiusura.

I Pacifici Natura si pongono in continuità con le attività di orticoltura didattica realizzate nel corso dell’anno scolastico. A novembre con l’aiuto delle docenti i bambini e bambine hanno preparato le bustine contenenti semi di girasole che durante “la settimana dello scambio” avrebbero barattato a scuola con semi e piantine autunnali offerti dai familiari e conoscenti. Nel corso delle stagioni gli alunni si sono presi cura della crescita delle varie piantine: innaffiando, togliendo le erbe, mettendo uno strato di paglia per proteggerle dal freddo invernale. Dall’osservazione è nata anche la riflessione sul rapporto natura e materiali: degradabili e non, ecologici e non. In un esperimento hanno scoperto quanto tempo impiegano le “cose” a degradarsi nel terreno e l’importanza di conferire i rifiuti nei contenitori per la raccolta differenziata.

Si sono letti anche libri dedicati alla natura: “Nella foresta del Bradipo” di Boisrobert – Rigaud – Strady, “Dov’è l’elefante” di Barroux. Stupendo “L’albero” di Shel Silverstein, la storia di amicizia tra un bambino e l’albero: l’albero generosamente dà i frutti, dà i rami, e poi il tronco… Finché, ormai vecchio dice al bambino, nel frattempo cresciuto: “… un vecchio ceppo è perfetto per sedersi a riposare. Vieni, ragazzo, siediti. Siediti e riposati”. Il ragazzo si siede e l’albero è felice.

Come si sono coinvolti i genitori? Quali altre realtà sono state avvicinate?

Le famiglie della scuola dell’infanzia sono state rese partecipi nella seconda parte del Progetto, i Pacifici di Tutti i Colori, in occasione della giornata contro il razzismo a marzo. In un incontro pomeridiano, le insegnanti e gli operatori de “L’uomo nero racconta” hanno presentato ai genitori l’esperienza in atto come avvio di una concreta continuità orizzontale tra famiglia, scuola e associazione. I bambini di cinque anni, di tutte le sezioni, hanno poi realizzato una coreografia della canzone “L’altalena”, che era stata l’input di partenza per allacciarsi alle attività del progetto “L’uomo nero racconta”. A conclusione dell’incontro Faburama, l’operatore nativo del Gambia, ha offerto l’Aiatha, il rito del tè, secondo la tradizione africana che prevede l’uso di sorseggiare la bevanda mentre si chiacchiera in compagnia. Un po’ come da noi c’è l’uso di offrire il caffè.

Nei Pacifici Natura le famiglie sono state coinvolte durante tutto il percorso: dalla rappresentante di sezione che ha realizzato la grafica della locandina per la settimana di “Iniziamo l’orto didattico con lo scambio”, al papà ortista che ci ha fornito utili consigli e supporto concreto insieme ad altri genitori che si sono occupati della manutenzione dell’orto. Il coinvolgimento realizzato sottolinea la concezione di una scuola come una comunità che si apre al territorio, con l’apporto di diversi ruoli, dove si tesse una rete di relazioni per il benessere di bambini e bambine.

C’è stato uno spostamento tra il progetto come lo avevate pensato e quello che poi in realtà si è concretizzato? E rispetto agli esiti attesi?

In realtà, fare un progetto sui pacifici e quindi sul valore della pace nella scuola dell’infanzia, non è facile, perché la parola pace è un concetto astratto per i bambini e bambine di questa età. Bisogna con loro riflettere coinvolgendoli in situazioni concrete di pace nella vita quotidiana. Solo ciò che vivono passa come significato, e quindi si è lavorato sulla linea della personalizzazione sia dei contenuti, sia delle procedure.

Leggendo il percorso a ritroso ci si accorge che non si è proceduto per fasi, ma i vari volti di una relazione pacifica si sono intrecciati perché parti di un unico modo di essere: in pace con sé, con gli altri e con l’ambiente.

Anche nella scelta delle letture si è passati a una semplificazione che permettesse la contestualizzazione. Nel percorso dei Pacifici Gentili ad esempio abbiamo concluso con la storiella di “Baby coniglio”, un semplice e piccolo libro, dove ad ogni scenetta corrisponde una frase gentile, riconoscibile nel quotidiano stare insieme nella scuola.

Nelle relazioni interculturali ci ha sorpreso piacevolmente il coinvolgimento immediato degli alunni nelle attività proposte da Faburama e dagli altri operatori; come pure la spontaneità nel relazionarsi con coetanei di origine diversa che incontravano per la prima volta: li abbracciavano, li accarezzavano, giocavano con loro.

Significativa è stata anche la partecipazione di tutte le sezioni alle attività di orticoltura didattica. Ciò ha reso possibile una bella esperienza di condivisione tra i genitori delle sezioni: nella pulizia, nel preparare i solchi, nell’organizzare la compostiera.

L’esperienza dell’orto non ha offerto solo spunti didattici, ma è divenuta un momento educativo per le occasioni di riflessione sulla responsabilità della cura e conservazione dell’ambiente che ci circonda.

Dove andranno ora i Pacifici? Quale sarà la loro prossima tappa?

Dopo aver creato reti tra le sezioni, con le famiglie e le associazioni, ad ottobre i Pacifici varcheranno la soglia dei negozi cittadini per creare un dialogo vivo con il territorio. Quanto bambini e bambine hanno prodotto a sintesi del loro percorso verrà esposto nei negozi della zona urbana in modo da diffondere questo pensiero forte di pace, per condividere il bisogno di incontrarci e di parlarci per riconoscerci, oltre le storie fatte di usanze, di abitudini e di costumi diversi, persone, con gli stessi bisogni, gli stessi desideri, le medesime necessità.

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L’esperienza di Milazzo evidenzia, tra le altre cose, come l’essere pacifici non è un atteggiamento riservato ad alcuni momenti della nostra giornata, ma va oltre, pervade tutte le nostre relazioni che quotidianamente viviamo. Perché, come dice Todd Parr ne “Il libro della pace”: “Il mondo è un posto migliore grazie a te!”.

I pacifici gentili sono bambini che chiedono scusa, salutano, ringraziano,

donano un sorriso, condividono la merenda,

aiutano il compagno in difficoltà, prestano le matite colorate.

I pacifici di tutti i colori sono bambini che amano l’arcobaleno,

parlano lingue diverse e si comprendono,

fanno a turno per salire sull’altalena,

ascoltano le fiabe africane, giocano con Faburama.

I pacifici Natura sono bambini che coltivano l’orto,

si rifugiano sotto l’albero di ficus, innaffiano le carote,

mettono la paglia alle piantine,

barattano le bustine dei semi di girasole con piantine autunnali.

(Voci di bimbi e bimbe della scuola dell’infanzia di Milazzo)