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Alla scoperta di un’altra geografia

Bisogna studiare la montagna, si ma come? Tenendo a memoria nomi e altezze degli Appennini? Difficile che i bambini si appassionino. Ma se si adotta una mucca, se si incontrano persone che di monti e animali sanno raccontare  allora è davvero difficile non lasciarsi coinvolgere. 

di Valentina Guastini

Tutto e’ nato dai programmi ministeriali, qualche buona opera gliela si potrà pure attribuire! Indicano,di geografia, la montagna per la classe III. Da parte mia la voglia di non trattare l’argomento in modo asettico, rendendolo un sapere posticcio e lontano. Abbiamo preso il tema subito per la sua essenza, valutando quanto importante poteva essere sfiorarlo con l’anima più che con la ripetizione mnemonica di definizioni. E per questo ci siamo fatti aiutare da Mauro Corona, scrittore alpinista,che abbiamo raggiunto al teatro dell’Archivolto a Genova in occasione della presentazione del suo ultimo libro. Un alunno della mia classe gli ha chiesto di venire a trovarci, ma Mauro, con la sua schiettezza, gli ha risposto che la scuola di oggi non gli piace. E come dargli torto! Gli alunni si sono appassionati a questo personaggio particolare volendo saperne di più,chiedendo informazioni sulle sue passioni. Così, affrontando il tema ” l’uomo modifica l’ambiente”, abbiamo parlato del Vajont e visto il film di Enzo Martinelli ( manco a dirlo, hanno riconosciuto subito Corona). I sentimenti di rabbia affiorati nei bambini sono stati utili per poterli riconoscere e condividere con Bruno Tognolini, autore del libro Rime di rabbia, che ci ha scritto personalmente per ringraziarci.

Le successive valutazioni sull’importanza di preservare la natura intesa come flora,fauna e sacrificio di chi se ne prende cura ci ha portato a voler aderire al progetto ” Adotta una mucca” promosso dall’azienda per il turismo (Apt) della Valsugana. Abbiamo adottato Nutella ( questo il nome della mucca), contribuendo al suo mantenimento e alla produzione di prodotti caseari. Mucca scelta, tra altre, con votazione, a promuovere una scuola democratica, laboratoriale e attiva.
Abbiamo ricevuto una carta d’identità dell’animale ( ognuno in classe ne possiede una copia)e l’invito ad andarla a trovare in malga da giugno a settembre. Ma non abbiamo resistito e alcuni di noi , durante le vacanze natalizie, hanno raggiunto Nutella nella stalla a valle ( soggiorno invernale). Siamo riusciti così a vederla e abbiamo condiviso con il malghese Ferruccio Cetto molte idee. Per premiare il nostro entusiasmo ha omaggiato tutta la classe di un assaggio di due tipi di formaggio prodotto in loco.
Nel frattempo i dirigenti dell’Apt della zona, venuti a sapere della nostra adesione al progetto e della nostra presenza in zona, hanno regalato gadget in numero tale da averne almeno uno ciascuno, proponendo di consegnarli come premio nelle verifiche previste sull’argomento.
Negli argomenti discussi con il malghese c’ era un po’ di sconforto, dovuto alle riflessioni sul ritorno dell’orso nelle terre trentine e il dispiacere nel contare già diciannove capi di bestiame predati.
Così, al rientro dalle vacanze,oltre ad un laboratorio di creazione di cuori Tirolesi in legno, abbiamo affrontato le problematiche legate alla flora e alla fauna, analizzando diversi punti di vista: da un lato le motivazioni del malghese affranto , dall’altro quelle di un albergatore della zona che, oltre ad aver avuto dall’orso un rientro economico grazie alla curiosità suscitata nei turisti dalle incursioni dell’orso, si è dichiarato ben contento di condividere il territorio con questo colosso della natura, in quanto abitante della zona ancor prima dell’uomo. E, per spiegarci ancor meglio il suo punto di vista, ha spedito a scuola, in gran quantità, due diversi tipi di tovagliette che ha ideato per spiegare bene le origini dell’orso, le sue abitudini e la sua scarsa pericolosità. Il tutto insieme a materiale informativo fornito dalla guardia forestale.
L’ albergatore ci ha inviato una bellissima lettera, in cui ci ringrazia per il nostro lavoro e ci incoraggia. Lo fa con parole di Dino Buzzati, regalandoci un altro spunto della letteratura di montagna : “L’orso è anche avventura, favola, leggenda, continuazione di una vita antichissima, scomparsa la quale ci sentiremmo tutti un poco più poveri e tristi”.

Attraverso un confronto fra Corona e Buzzati siamo passati a parlare dei dialetti e delle minoranze linguistiche montane per arrivare alla ” non lingua” di TararìTararera di Emanuela Bussolati con un lavoro in classe dal titolo ” Non è poi così difficile capirsi”. Emanuela, per ringraziarci, ci ha spedito bustine di semi di ravanelli personalizzate con i suoi disegni.

Un'altra geografia è possibile - Buone pratiche della Rete di cooperazione educativa
D’altra parte, indirettamente, le indicazioni ministeriali di scienze non ci consigliano forse che sarebbe tempo di lasciare gli animali per passare alle piante?
Sacrificio e tanta passione sono le chiavi per poter comprendere e conservare realtà importanti per la nostra terra, cultura e tradizione. Bagagli insostituibili, radici profonde.
E ci chiediamo come questo a volte non sia sufficiente assistendo allo spopolamento delle montagne, che determina, fra tante, la chiusura di una scuola dell’Agordino, nel Bellunese, perché non ci sono più bambini.
Allora contattiamo il maestro Alberto, trasferito da quest’anno nel paese vicino e scriviamo alla sua nuova pluriclasse. Sono dodici fra quarta e quinta… Facciamo molte domande, abbiamo bisogno di capire. Ci fa sapere di aver ricevuto la nostra lettera e che la risposta e’ in preparazione.
Ma la tempistica dei programmi ministeriali ci ricorda che forse dovremmo già parlare di ” collina”, ma si fa fatica a lasciare la montagna, ci siamo affezionati.
Interiorizzare un sapere significa proprio questo, provarne affetto, lasciarlo di malavoglia e continuare a pensarci, costruendo in segreto ipotesi e congetture. Ed ecco formarsi il pensiero critico o divergente o fantasioso o pratico o scientifico su basi solide. Intanto pensiamo anche alle montagne che si spopolano e alla gente che cerca un futuro a valle, in COLLINA… E iniziamo a chiederci cosa può offrire la collina di così curioso e a chi possiamo contattare per placare il nostro bisogno di conoscere,sapere. E’ una tensione cognitiva utile. Ci stimola ad intrecciare saperi, esperienze, vite. Di questo si tratta: a scuola si impara la vita.

E mentre oggi comunico ai bambini che ufficialmente passeremo alla collina perché ” dobbiamo”, ci telefona il Club Alpino Italiano (CAI) di Chiavari che accetta il nostro invito e verrà in classe a parlarci di montagna, misure di autoprotezione e assisteremo ad una drammatizzazione di flora e fauna…Non faccio in tempo a comunicarlo ai bambini che il bidello entra con una busta in mano: è arrivata una lettera dal sindaco di San Tomaso Agordino (Belluno) che ci scrive parole profonde della sua infanzia , ricordi importanti che solo l’idea di averli condivisi con noi un po’ ci commuove. Il primo cittadino ci racconta anche dell’impegno intrapreso nel riattivare la coltivazione dell’orzo con battitura a mano. Restiamo un po’ in silenzio sfogliando un libro che ci ha donato, ricco di foto antiche.
Nel nostro piccolo abbiamo iniziato così: partendo dalla montagna per arrivare al mondo.
E dal latte di Nutella partiamo per aderire ad un concorso dal tema ” Il cibo, per unire culture differenti”, inoltrandoci in un viaggio fra ricette.
Il latte come alimento che, non solo accomuna tutte le etnie fin dalla nascita, ma addirittura tutte le razze. Abbiamo riflettuto quindi sul significato della parola “razza” prendendo in considerazione anche chi sostiene che ormai sia una parola obsoleta che andrebbe cancellata o sostituita nella nostra Costituzione. La classe, composta da venticinque alunni di cui otto di differente etnia,ha convenuto sull’idea che razza pare più un termine indicato per differenziare “generi” tra vertebrati e non tanto fra uomini.
Ma con sorpresa hanno formulato ragionamenti profondi su quanto il latte possa davvero essere una delle poche cose comuni ad ogni “razza”.
E se con il latte possono condividere somiglianze razze differenti, figuriamoci etnie!
Ed ecco ricercare nella propria cultura ricette a base latte e condividerle in un rito che ci è sembrato più adatto a questi tempi di scuola in trincea: un picnic.

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Una scuola che, in generale,si sta sempre di più burocratizzando lasciando sempre meno spazio “all’imparare facendo”, alla condivisione di momenti non strutturati che possano lasciare al bambino la possibilità di esprimersi liberamente.
Così hanno deciso che questi piatti avrebbero voluto mangiarli in un picnic, all’aria aperta dove, non per questo, vengano dimenticate le regole delle buone maniere, ma dove il cibo assume un momento di benessere equo, che sia inclusione e non distanza per chi non ha avuto la fortuna di essere messo a prova di galateo. E qualcuno racconta che il nonno per catturare le bisce metteva del latte in fondo ad una bottiglia perché essendone ghiotte,una volta entrate e bevuto, non riuscivano più ad uscirne.
E così ci affidiamo a Gianfranco, alunno ecuadoriano,con doti incredibili per l’illustrazione e che passa dall’essere l’alunno talvolta in difficoltà, a guida sull’impostazione di disegni e spazio foglio.
E Sheraz dice che però in Pakistan mangiano con le mani e qualcuno suggerisce di aggiungere le bacchette nel cesto da picnic. Aggiungiamo del burro e giochiamo con le parole disegnando un asino ( Samantha ci suggerisce che nella sua lingua “burro” significa asino) ed io confesso a qualcuno di aver assaggiato il formaggio con i vermetti bianchi che saltano…
Ci siamo complicati molto la vita decidendo di stendere un finto plaid dopo aver fatto i disegni. Ridendo Alexandru dice che ci vorrebbe della meditazione per sopportare tanta precisione e allora ci ingegniamo anche in questo,notando che esistono persino dei vini da meditazione…Laggiù, infondo a destra, in tre bisbigliano: “ Se mangiamo davvero tutte ‘ste cose a base di latte passiamo la serata sul gabinetto!” Che occasione per accennare al corpo umano, alle intolleranze e alla fermentazione…Quante scoperte partendo dalla montagna…ci ha regalato relazioni, scambi, riflessioni.
Si fa proprio fatica a lasciarla andare, ma, prometto, a breve scenderemo a valle…

Valentina Guastini
I.C. Sestri Levante -Genova-