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Conigli, biciclette e Resistenza

In questi tempi nei quali la memoria sembra sbiadire e la storia incappa in riscritture revisionistiche il dovere della Resistenza, intellettuale e attiva, è più che mai urgente. Un libro come “L’erba dei conigli” (di Massimo Aspesani e Milly Paparella, insegnanti) contribuisce, con profondità ma anche leggerezza, a restituire senso al concetto di Memoria

 

Massimo Aspesani, Milly Paparella L’ERBA DEI CONIGLI
TraccePerLaMeta Edizioni – Collana Oltremare Narrativa (Pagg. 114),
Sesto Calende (VA) 2018 
Il libro, pubblicato grazie all’associazione Combinazione, ha una pagina facebook

 

di Carlo Ridolfi

C’è una scena nell’ottimo film Anni ‘40 (Hope and Glory, 1987) di John Boorman nella quale il giovanissimo protagonista Bill Rowan, che ha dieci anni, alla vista della sua scuola distrutta – per fortuna senza vittime – da un bombardamento notturno della Luftwaffe sbotta in un entusiastico: “Grazie, Adolf!”. Solo il candore d’animo di un bambino e il disagio provocato da una istituzione scolastica evidentemente pesante possono dare credibilità, in un contesto storico narrativo che nell’opera del regista inglese è presentato con rigore e attenzione, ad un ringraziamento ad Hitler.

Dall’altra parte, in molti sensi, ma con lo stesso candore, coraggio, incoscienza e persino allegria sta Bertino, il protagonista di questo importante e bel libro, che compie dodici anni il 25 aprile 1945 e che il giorno del suo compleanno riceve assieme ai suoi compagni di scuola la notizia che le lezioni si interrompono prima del previsto.

Radio Milano ha dato la notizia che l’Italia è liberata, libera, finalmente libera dopo oltre vent’anni di fascismo e cinque anni di guerra devastante.

Bill Rowan è personaggio di fantasia, anche se Boorman ha attinto alla storia personale sua e della sua famiglia.

Bertino è, invece, un personaggio reale. Nato nel 1933, Alberto Mereghetti è stato, dopo gli studi, dirigente di una delle più importanti fabbriche meccaniche di Busto Arsizio e oggi è un gentiluomo pensionato che frequenta assiduamente la biblioteca e gira nelle scuola a raccontare la sua storia. Storia che è stata raccolta da Massimo Aspesani e Milly Paparella, entrambi insegnanti, che l’hanno, con scelta di scrittura efficacissima, trasformata nel racconto in prima persona di un’infanzia straordinaria soprattutto perché è stata vissuta come una serie di prove e di avventure che hanno messo nel bambino le radici e le basi di quello che sarebbe poi diventato l’uomo adulto.

L’erba dei conigli è quindi a pieno titolo sia un romanzo di formazione, sia un racconto su episodi della Resistenza a Busto Arsizio e dintorni.

Non c’è il padre, nella storia di Bertino, lontano per la guerra. Ma ci sono tre figure di donne decisive: la madre, certo, che manda avanti la famiglia fra le mille e mille difficoltà di una situazione di guerra e di miseria; ma anche la nonna, che interverrà in alcuni momenti decisivi della vicenda umana del ragazzino, e poi la maestra elementare, che farà di tutto, fino a riuscirci, per convincere la madre a far proseguire gli studi a quello che era il suo alunno più dotato.

Un ragazzino in tempo di guerra, però, non perde le caratteristiche della sua età. Non lo abbandonano l’empito al gioco, la necessità di correre in bicicletta, la curiosità per le cose insolite e la pulsione irrefrenabile all’esplorazione, alla curiosità, alla scoperta.

Ed è proprio grazie a queste vitali e fondamentali caratteristiche dell’essere umano – “normale, perciò libero”, come avrebbe detto Mario Lodi – che a Bertino accade di incontrare dei partigiani i quali, intuendo e apprezzando le qualità del ragazzo, lo ingaggeranno come staffetta che userà la borsa dove sta l’erba da portare ai conigli per nascondere messaggi, cibo per chi deve restar nascosto, armi da spedire in val d’Ossola.

Come nella miglior tradizione dei racconti di Resistenza, il racconto assume in alcuni momenti i toni del picaresco. È persino esilarante la descrizione degli stratagemmi utilizzati, attirandoli in appuntamenti galanti fuori dal cinema locale, per sottrarre le armi ai militari fascisti della Polizia dell’Africa Italiana.

Ma non mancano riflessioni sia sui drammatici momenti attraversati dal Paese e dagli esseri umani, come, ad esempio, una straordinaria rivisitazione lirica e pregna di ricchezza etica della preghiera del Padre Nostro.

Né manca, a rendere il libro strumento prezioso anche per la discussione odierna che tutti dovremmo continuare a tener presente e a ravvivare sulle forme di costruzione della storia e sulla trasmissione della memoria, un dolente capitolo finale – datato 25 aprile 1995 – nella quale Bertino diventato Alberto a sessantatré anni ripensa al passato e agli effetti su un presente che non si annuncia affatto sereno.

Tornano in mente i versi di una canzone inserita in uno dei dischi italiani più belli, misconosciuti e sottovalutati degli anni Settanta: Il vento ha cantato per ore tra i rami dei versi d’amore (1972) del trio di cantautori Danilo Franchi, Vittorio Giorgetti e Oliviero Talamo. Dedicato ai partigiani il brano Eccolo qui questo domani pone ad un certo punto questa domanda:

Eccolo qui, questo domani
ma dite, era così
nei vostri pensieri?
Era questa la vostra speranza
quando bruciavan campagne e città
quando l’amore chiamava violenza?

E quando è finita la guerra, dite,
e quando mai è iniziata la pace?
E che suono ha oggi la vostra voce?

In questi tempi in cui la memoria sembra sbiadire e la storia incappa in riscritture revisionistiche, tendenziose, mendaci il dovere della Resistenza, intellettuale e attiva, è più che mai urgente.

Un libro come L’erba dei conigli – che è arricchito da una splendida prefazione di Raffaele Mantegazza e da un prezioso apparato fotografico e bibliografico – rappresenta un vero regalo per chiunque.

 

Un incontro con gli autori:

 

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