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Caccole e puzzette. Le parole ‘proibite’ che fanno ridere”. Stanza 3 Lingua

Titolo della proposta: 

“Caccole e puzzette. Le parole ‘proibite’ che fanno ridere”. Stanza 3 Lingua

Nomi dei relatori: 

Maura Tripi, Giuseppe Rizzuto, Matilde Bucca, Centro educativo interculturale “Casa-Officina” – Palermo

Contatto dei relatori per eventuali richieste/precisazioni/passaggio di esperienze: 

officreaintercultura@gmail.com

Obiettivo/finalità formative proposte nella propria Stanza:
La finalità principale è stata quella di riflettere sul lessico relativo alle parole considerate proibite, che destano ilarità ai bambini e vergogna o disgusto agli adulti, e sui possibili comportamenti che gli educatori possono adottare per veicolare i significati e l’uso di tali parole, senza adottare reazioni denigratorie o mortificanti nei confronti dei più piccoli.

Modalità :
• Seduti in cerchio, abbiamo dato inizio prima alle presentazioni – chi siamo e di cosa ci occupiamo – poi introdotto l’argomento del laboratorio attraverso una filastrocca e un breve racconto;
• Abbiamo dunque lavorato sui significati di alcune parole considerate proibite, quelle parole rispetto alle quali si reagisce di solito con un categorico “non si dice!”, le parole che per gli adulti sono fastidiose e imbarazzanti mentre per i bambini provocatorie ed esilaranti, e sull’immensa ricchezza cui possiamo ricorrere nella lingua italiana per spiegare, divertendoci della nostra vergogna, anche parole d’uso molto comune. Lo abbiamo fatto attraverso due giochi, quello dell’alieno e quello del dizionario al contrario, che sono risultati molto stimolanti e divertenti;
• Abbiamo ragionato, prima in piccoli gruppi e poi tutti insieme, su degli articoli di giornale riguardanti differenti situazioni di censura lessicale, prendendo atto del fatto che l’oggetto e il grado del proibito dipendono non soltanto dal diverso contesto culturale, ma anche, nell’ambito di una stessa cultura di riferimento, dalle età, dai sessi e dai generi, dai ruoli;
Alla fine i partecipanti hanno raccontato un loro inciampo relativo all’uso di parole e parolacce, affiggendo un titolo per il loro racconto su un cartellone e condividendo cosa avrebbero portato a casa dell’esperienza vissuta insieme.

Come l’esperienza può contribuire al percorso didattico e come può essere riproposta ai bambini nell’ambito scolastico.

L’attività contribuisce innanzitutto nel percorso di autoapprendimento e di consapevolezza di insegnanti ed educatori nei confronti dei loro comportamenti e degli schemi culturali adottati, nonché delle possibili modifiche a reazioni e strategie educative.
Inoltre, in seguito al Convegno, è stata inviata ai partecipanti una lista di albi illustrati che affrontano temi simili, destinati alla lettura con i più piccoli e che possono ispirare attività educative sul tema.

Come può implementare altre esperienze/approfondimenti e quali. 

E’ possibile, a partire da questa singola esperienza, ragionare in modo più approfondito su possibili strategie da utilizzare in ambito scolastico per saper gestire l’uso delle parole, tra cui le parolacce, anche con adolescenti.
Ciò su cui inoltre è fondamentale lavorare, in quanto educatori, è la messa in discussione e la rinnovata consapevolezza dei propri codici e schemi culturali, e dei comportamenti conseguenti, che non sono necessariamente in linea con le chiavi di lettura del mondo che hanno i bambini (rispetto agli adulti) o gli stranieri (rispetto agli italiani): il confronto interculturale è la base per una riflessione educativa fondata sull’ascolto attivo, l’accoglienza, la cooperazione.